SARKOZY JUNIOR – È proprio vero che la satira può essere più forte di un esercito.
E COMUNQUE, A ME PIACEVA LA CAPRI...

SATIRA AMARA - Coloro i quali hanno deciso di sospendere Vauro da Annozero non hanno mai letto Il Male. E poi, se sospendono Vauro, cosa dovrebbero fare a uno come Forattini? Crocifiggerlo in sala mensa?
MALEDETTO ALMIRANTE - Su Youtube circola una filastrocca, probabilmente di qualche anno fa, dedicata da Roberto Benigni a Giorgio Almirante. Appena l'ha ascoltata, la vedova del defunto leader neofascista ha deciso di querelare il comico toscano. Faccia pure, intanto quella filastrocca io l'ho imparata a memoria e la recito a voce alta ogni volta che posso, nella speranza che donna Assunta quereli anche me.
POST CINICO - Lo so che non dovrei dirlo, ma in un momento come questo sento la mancanza de Il Male...
ALLA REGIA, VELTRUSCONI

EMME ADDIO – Si può fare satira in Italia? Sì, ma solo per un tot di tempo, possibilmente breve. Perché poi fallisci oppure ti chiudono. Emme, per esempio, lo hanno chiuso quelli de L’Unità, o meglio, stanno per farlo: lunedì prossimo sarà l’ultima occasione per leggere l’inserto satirico del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Problemi di soldi, a quanto pare: dobbiamo crederci oppure no, questo è il dubbio che rimane. Su Emme mi ero già espresso con un post qualche mese fa e ribadisco il concetto: non era un granché ma dopo un inizio davvero tragico, le cose stavano migliorando. Forse, col tempo, avrebbe raggiunto un equilibrio, chissà, di sicuro non lo sapremo mai. Resta da capire perché la satira, nel nostro Paese, non duri: quattro anni con Il Male, sette-otto con Cuore, mentre Jueves, in Spagna, ha già pubblicato oltre mille numeri e il francese Le Canard Enchainé può essere ormai considerato un’istituzione. E ora con cosa ci sfoghiamo? Con Libero, Il Giornale o il Tg4? Ma forse quella è satira involontaria…
GLI ANNI ’80 SECONDO ME – Poco fa stavo perdendo tempo dietro a un articolo sugli anni ’80. Tante, forse troppe, elucubrazioni mentali per descrivere quel decennio così vacuo. Il cui ricordo evoca parecchi mostri, come la musica pop invasa dal sintetizzatore, le spalline negli indumenti femminili, le camicie con i colletti bianchi, i capelli corti ai lati, i Duran Duran, la paura per la guerra atomica, Craxi e l’accozzaglia socialista. Secondo me, però, quegli anni possono essere riassunti con il numero finale di Drive In, quando Gianfranco D’Angelo inzuppava il suo sketch con i mali della nostra Italia e poi concludeva: “Ma si può andare avanti così? Sììììì!!!!”. Ecco, questa è la foto dei famigerati anni ’80.
SPOCCHIA DEMOCRATICA – Ieri, a Quelli che il calcio Simona Ventura e Alda D’Eusanio (va beh…) si sono messe a fare il gioco della torre. A confronto Silvio Berlusconi (tessera P2 n. 1816), ritratto in un’immagine radiosa, e un Walter Veltroni, preso in un aspetto abbacchiato anzichenò. Le due decidono il defenestramento del leader del Pd: non l’avessero mai fatto. Ecco il commento di tale Fabrizio Morri, capogruppo democratico in commissione vigilanza: “Vorremo capire cosa ha spinto al conduttrice di una trasmissione popolare di intrattenimento sportivo a prestarsi a dileggiare il leader politico dell’opposizione con un giochino subdolo e di dubbio gusto (…). Rimaniamo allibiti dalla leggerezza e dalla noncuranza con cui sono state violate le più elementari regole della corretta educazione e dell’educazione stessa”. Morri… ma va a cagare!
GUERRE GIUSTE - Vista la vignetta di Biani su Emme, l'inserto satirico de L'Unità? Se Concita De Gregorio chiede scusa, lunedì prossimo all'edicola nemmeno mi avvicino.
PAOLO ROSSI DIXIT - La politica è l'arte di scippare una vecchietta con l'aiuto delle masse. Da sempre.
SENZA TV - Come al solto grandi quelli de Il Vernacoliere con il loro titoli. Come questo, apparso sull'ultimo numero in edicola: "Scoperta una nuova pillola per diventare intelligenti, dovrà essere presa con la televisione spenta".
BOTTEGHE OSCURE - Cuore, il settimanale di resistenza umana, non esiste più. Peccato, servirebbe ancora, soprattutto servirebbe la rubrica che prendeva il nome dal titolo di questo post, dedicata ai negozi con le insegne più stronze. Oggi ne ho vista una alla periferia di Bologna: Già Carta. Si tratta di una cartoleria. Bellissima, no?
GRANDE STAINO! - "Luxuria dal Parlamento all'Isola dei famosi". "Forza Italia ci aveva abituati al percorso inverso". Sergio Staino, dall'Unità di questa mattina.
SALVIAMO IL SALVABILE – Va bene, queste elezioni sono state un disastro, però proviamo a pensare a quante risate ci faremo con Silvio Berlusconi (tessera P2 n. 1816) e i suoi amici non appena arriveranno al governo. A me basta questo per sentirmi almeno un po’ sollevato.
LUTTAZZI IL VOLGARE
"L'altro giorno incontro una ragazza che mi fa: "Dopo quattro anni di guerra in Iraq, 3.900 soldati americani uccisi, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui, in fondo, era contrario alla guerra in Iraq. Ma come si fa a sopportare una cosa del genere?" Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema: penso a Giuliano Ferrara dentro una vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sado-maso che li frusta. Va già meglio, no?". Questa è stata la battuta con la quale Daniele Luttazzi si è guadagnato il licenziamento dai vertici de La7. Brutta? Bella? Volgare? Intelligente? Tutto può essere, ma in questa storia sono altre le cose sulle quali sarebbe meglio interrogarsi. A partire dalle modalità del licenziamento: con un Sms, mentre lo stesso Luttazzi e il suo staff stavano preparando la nuova puntata del programma: il comico, sul suo blog, ha raccontato che un energumeno si è piazzato al centro della scenografia per impedirne la registrazione. Poi le motivazioni: offese al giornalista Ferrara, che, a sentirlo, non si sarebbe offeso per niente, al punto di invitare lo stesso Luttazzi a Otto e mezzo, invito prontamente tornato al mittente. Poi si potrebbe riflettere su tante altre cose, tipo il fatto che certi programmi televisivi, compresi i Tg, vivono raccontando con dovizia di particolari omicidi e stragi, che da tante altre parti si vedono in continuazione corpi seminudi ammiccare rapporti sessuali o suoi derivati. Mi chiedo, e vi chiedo: è più volgare, Studio Aperto o Luttazzi? Chi tra i due meriterebbe il licenziamento, Bruno Vespa o il comico romagnolo?
SILVIO PRIMA E DOPO
Silvio Berlusconi (tessera P2 n. 1816), Sofia, 22 aprile 2002: "Biagi, Santoro e (come si chiama quell'altro?) Luttazzi hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, un uso criminoso e io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza non permettere più che questo avvenga. (...) Ove cambiassero, nulla ad personam, ma siccome non cambieranno..."
Silvio Berlusconi (tessera P2 n. 1816), Roma, 7 novembre 2007: "Non c'è mai stato un editto bulgaro né ho detto che questi signori non dovevano fare televisione. Poi tutto è stato sconvolto. La verità è questa: è che io criticai, e la critica è ancora valida, come veniva usata la tv, soprattutto la tv pubblica pagata con i soldi di tutti e dissi che i dirigenti nuovi che verranno dovranno evitare che ciò si ripeta".
E SE L'AVESSE DETTO DAVVERO STORACE?
Le anziane vincitrici di Premi Nobel hanno senso dell'umorismo, i fascisti no. Eccone la dinostrazione. Un giornalista ha chiesto alla signora Levi Montalcini cosa pensasse dell'uscita dello scienziato americano James Watson (peraltro Nobel anche lui), secondo il quale i neri sono meno intelligenti dei bianchi, e lei ha risposto: "Ma come, non l'ha detto Storace?". Io, di Nobel, gliene darei un altro (alla Montalcini, chiaro!).
In Spagna ne stanno ancora parlando. Un settimanale di satira, El Jueves, ha portato un po' per i fondelli la famiglia reale con una copertina, quella che vedete a sinistra, dove campeggia una vignetta in cui si vedono i principi delle Asturie impegnati in una relazione sessuale, con Felipe che, riferendosi alla recente decisione di Zapatero di dare 2500 euro a ogni nuovo nato, commenta: "Ti rendi conto che, se rimani incinta, sarà la cosa più simile a un lavoro che abbia fatto nella vita?". Secondo il giudice, la vignetta rappresenta gli eredi al trono in "un atteggiamento chiaramente denigrante e oggettivamente infamante", l'ipotesi è quella di reato di ingiuria alla Corona, che può essere punito con pene fino a due anni di carcere. Giornale sequestrato e copertina nuova, quella a destra, con un titolo che dice: "Rettifichiamo! Questa è la copertina che volevamo pubblicare!". Un caso che, per l'ennesima volta, dimostra come la satira possa dare fastidio ai potenti, e di come certi lacchè siano sempre pronti a mettersi a scodinzolare di fronte a loro. Un'ultima cosa, davvero sorprendente: El Jueves ha trent'anni e ha pubblicato quasi 1600 numeri. Pazzesco!
POTENZA DELLA SATIRA
A Monte Urano, cittadina in provincia di Ascoli Piceno governata dal centrosinistra, è l'argomento del giorno. Sul periodico comunale, nello spazio riservato alla minoranza consiliare, è apparsa una vignetta: c'è il sindaco che consegna ai suoi assessori, disposti in fila indiana e in attesa di potersi recare in bagno, un rotolo di carta igienica. Sotto, la didascalia dell'autore: "Prova di evacuazione generale: Monte Urano ha la protezione civile". Il sindaco ha commentato: "Vignetta irriguardosa e irrispettosa", il presidente del gruppo di protezione civile della cittadina, invece, si è espresso nel modo seguente: "Vignetta di cattivo gusto, non si può abbinare il nostro gruppo a un'evacuazione generale". Questa vicenda è l'ennesima dimostrazione di come la satira sia un'arma potentissima, che la classe politica, e non solo quella, non capisce e non sopporterà mai. La lezione è la seguente: mai fidarsi di chi si prende troppo sul serio. Da qualsiasi parte provenga. Lunga vita alla satira, strumento essenziale per la democrazia.
LA SINDROME DI TAFAZI
Bellissima la vignetta di Staino comparsa stamattina su L'Unità. Ilaria chiede a Bobo: "Quanto c'entra il commercio estero con le pensioni?", e Bobo risponde: "Quanto i radicali con la sinistra radicale". Non so quanto durerà questo governo, se fino a domani o per altri quattro anni. So solo che gli storici lo ricorderanno come quello che meglio ha applicato alla politica la sindrome di Tafazi.
SENZA FARMI MALE
Sabato scorso è stata una giornata tremenda. Mi sono accorto di aver scritto una stronzata davvero enorme sul giornale: in pratica ho confuso due giocatori di basket, fratelli, con lo stesso cognome quindi, ma uno si chiama Daniele e l'altro Andrea. E io ho confuso l'uno con l'altro. In pochi secondi mi sono sputtanato quel che po' di credibilità costruita in vent'anni di onorata carriera. Mi sentivo davvero giù, tanto che volevo licenziarmi. Poi, come tutti i depressi, patologici o temporanei che siano, ho deciso di dimenticare i guai andando a fare shopping. Avevo adocchiato un paio di pantaloni nei giorni scorsi, ma nel rivederli non mi sono piaciuti più. Così ho ripiegato in libreria, alla ricerca del libro di Vincino dedicato a Il Male, il periodico satirico di fine anni '70. Ho avuto sempre un amore incondizionato per la satira, de Il Male posseggo ancora qualche numero, tra i quali il famoso falso su Ugo Tognazzi capo delle BR. Quindi chiedo alla commessa di poterlo visionare, ma non lo trova. Non sapeva nemmeno di cosa si trattasse, ma non potevo certo pretendere chissà cosa da una ventenne, sia pure in possesso di un paio di tette importanti... Ma non divaghiamo... Cerca che ti ricerca, la ragazzotta pettoruta continua a non trovare nulla, così chiede aiuto alla collega, la quale le comunica che i "libri strani" sono nello scaffale tal dei tali. Cominciamo bene... i libri strani... Va beh, ma non c'è nemmeno lì. Suggerisco il settore comics, nisba. Allora le insinuo il sospetto che potrebbe essere finito nella narrativa, ma è l'ennesimo buco nell'acqua. Va a finire che sta tra i fumetti. Gli dò un'occhiata e, nonostante il prezzo (22,90 euro), me lo accatto. Lo porto a casa, lo sfoglio, comincio a leggerlo: la depressione se ne va. Daniele, Andrea, il basket... ma che andassero a farsi fottere: ho tra le mani un libro prezioso e poi, forse, Il Male tornerà. Parola di Vincino. E poi quelle tette...
IO SONO UN TERRORISTA
Un tempo i terroristi erano quelli che piazzavano bombe, facevano stragi di innocenti, uccidevano i loro nemici immaginari. Le B.R. i N.A.R., la P2, sigle che hanno infestato di sangue il nostro paese negli anni più bui della nostra Repubblica. Ma intanto il tempo passa e il significato delle parole cambia, si adegua ai nostri giorni. Ora terrorista è anche chi fa una battuta, chi formula domande scomode, chi non è d'accordo con una teoria. Terrorista è il comico Andrea Rivera. Lo ha detto il Vaticano che, come tutti sanno, è infallibile. Nemmeno Silvio Berlusconi (tessera P2 n. 1816) era arrivato a tanto, limitandosi a definire Biagi, Santoro e Luttazzi come dei semplici criminali. Il fatto che mi preoccupa è anche io sono terrorista, perché più di una volta ho messo in discussione le scelte della chiesa cattolica. E ne conosco tantissimi di terroristi come me, solo che non si sentono, non sono rappresentati dai media. Anche ieri sera il Tg1 ha continuato nella sua opera di disinformazione. Dicendo che la condanna delle forze politiche sui fatti del primo maggio è stata unanime, eliminando la voce dissenziente del radicale Marco Cappato, sostituita da quella del fiero anticlericale Giovanni Capezzone, che si è attaccato al codazzo non appena si è ricordato del suo faticoso sforzo di riavvicinamento al centrodestra. Chi non sopporta i diktat di piazza San Pietro non esiste, e chi osa contraddire la voce del papa è costretto a scomparire dietro una serie di offese gratuite. Tanto che i vertici del Vaticano, sempre più in difficoltà, rispondono alle critiche insultando, chiudendosi in loro stessi. Inutile illudersi: non risponderanno mai al perché è stato negato il funerale a Piergiorgio Welby, perché è stato concesso a Pinochet e Franco, perché le spoglie del pluriassassino Enrico De Pedis giacciono nella cripta di Sant'Apollinare. E chi prova ancora a formulare domande del genere è un terrorista.
RIVERA IN GAMBA TESA
Il concertone del primo maggio non l'ho visto. Tanto è tempo perso, e poi con i soldi che sprecano per far cantare quattro cantanti scalcinati possono farci una finanziaria. Però quest'anno qualcosa di importante è successo: un comico, tale Andrea Rivera, ha fatto qualche battuta sulla chiesa cattolica. L'ho scoperto ascoltando il Tg1, anche se quei vecchi marpioni hanno usato la solita tattica, quella del dire e del non dire, quella di buttare il fumo sugli occhi dei telespettatori per non spiegare l'essenza dei fatti. Il telegiornale della cosiddetta rete ammiraglia, infatti, non solo ha scelto di non ripetere le battute di Rivera, ma di non farle nemmeno intuire. Si è limitato a dire che dal palco del concerto del primo maggio erano state dette delle cose sul Vaticano, che centrodestra e centrosinistra avevano condannato il fattaccio e che l'unico a prendere le difese del comico era stato il radicale Marco Cappato. Il tutto per lanciare un messaggio: come si permette questo pivellino a criticare la chiesa cattolica? Guardate, si sono arrabbiati sia la destra sia la sinistra, tranne un poveraccio di un radicale, quindi quello lì ha chiaramente torto. Per sapere cosa aveva detto Andrea Rivera, sono dovuto andare in rete. Ed eccole la battute incriminate: "Il Papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Sono d'accordo, infatti la Chiesa non si è mai evoluta (...) Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, a Franco e per uno della banda della Magliana. (...) È giusto così, assieme a Gesù Cristo non c'erano due malati di Sla, ma c'erano due ladroni". Queste cose non potevano essere ripetute di fronte al timorato pubblico del Tg1, abituato a sante messe in diretta, interventi di alti prelati senza contraddittorio, veline recapitate in via Mazzini con le quali aprire i notiziari a qualsiasi orario, che l'importante è citarle per intero e con voce stentorea. Peccato che 'sto Rivera (a proposito, ma chi cacchio è?) farà la fine di Biagi, Santoro e Luttazzi. Con la differenza che non rientrerà mai in Rai, perché non ci sarà l'Unione a difenderlo.
EMME
Ho aspettato fino all'ultimo prima di scrivere questo post. Avrei potuto farlo ieri, ma ho preferito rifletterci su, non sparare giudizi affrettati, dei quali avrei potuto pentirmi poi. Quindi l'ho letto e riletto con attenzione, ma, a questo punto, lo posso dire: Emme, il nuovo periodico di satira uscito con l'Unità, fa cagare. Sono rimasto profondamente deluso da quei fogli mosci, senza mordente, ma soprattutto poco divertenti. E poi manca la cattiveria, qualche vignetta bastarda, un titolo davvero geniale. Certo, nessuno vuole il ritorno de Il Male o di Cuore, ma almeno un giornale che vi assomigli, anche se in modo vago. Aspetterò con pazienza, e fiducia, che, nei prossimi numeri, succeda qualcosa. E che quel vecchio lupo di Sergio Staino si circondi di gente con le palle.
I CATTOLICI E IL MATRIMONIO
Rubo questo post dal blog di Loopy De Loop (il link lo trovate a fianco), che a sua volta l'aveva preso da un vecchio numero di Diario. Si tratta di uno scritto di Lidia Menapace, partigiana, voce storica del femminismo italiano, senatrice di Rifondazione Comunista. Buona lettura.
DELINQUENTI POLITICI
Il post di oggi è un copia e incolla dal blog del giornalista e scrittore Massimo Del Papa (http://babysnakes.splinder.com, frequentarlo è altamente consigliato). Non ho saputo resistere, troppo bello...
Sia pure a malincuore, dobbiamo stigmatizzare senza mezzi termini la frase improvvida e sciagurata con cui ieri il professor Prodi ha vanificato il buon lavoro elettorale compiuto fin qui, rischiando seriamente di perdere le elezioni che aveva già in tasca. Egli, finché è in tempo, dovrebbe scusarsi con il Polo berlusconiano, perché in democrazia certe uscite sono non solo inadeguate, ma addirittura inammissibili. Prodi ha sbagliato nel pronunciare quella frase orrenda all'indirizzo del centrodestra, "delinquenti politici". C'era una parola di troppo: "politici".