1-2-6-9! – Mi basta poco per cominciare bene la giornata: il mulo ha appena finito di scaricare Inascoltable degli Skiantos e adesso nessuno potrà togliere le cuffie dalle mie orecchie felici. Era una vita che non lo sentivo, non penso esista una radio al mondo capace di metterlo in onda: suoni troppo grezzi, voce eccessivamente sgraziata, testi no sense, niente a che vedere con la famigerata play-list e con i dj senza fantasia che hanno rovinato l’etere italiano. In questo momento ho in loop Permanent flebo ma non vedo l’ora di passare a Sono rozzo sono grezzWow, che giornata!

TAMARRI A MACERATA – Il festival della musica d’autore di Macerata possiede qualcosa di magico. Ho partecipato, come spettatore, ad alcune delle sue edizioni passate, anche quando si svolgeva a Recanati, e sono sempre tornato a casa soddisfatto: merito della qualità delle proposte e degli artisti che si sono succeduti sui vari palchi della manifestazione nel corso degli anni, della lontananza dalla banalità dei cliché televisivi e modaioli. Per questa ragione mi chiedo perché questa volta vogliano invitare come ospite d’onore un tamarro come Vasco Rossi. Non si poteva evitare uno scempio simile?
COSE CHE NON SOPPORTO – Due cose non sopporto: gli esterni che non sanno palleggiare (sto parlando di pallacanestro…) e il pressapochismo in campo pop. Mi spiego: per motivi non dipendenti dalla mia volontà, ogni mattina devo sorbettarmi una radio molto conosciuta in zona, probabilmente la più potente dal punto di vista commerciale e della diffusione. Nel suo palinsesto c’è una rubrica che si chiama “Legends”, e con un nome così, come minimo dovrebbero mandare cose di Robert Johnson, Johnny Lee Hooker, Leadbelly, Woody Guthrie, Jimi Hendrix, Beatles, Rolling Stones… Qualche volta lo fanno, ma molto raramente, perché preferiscono dedicare quei cinque minuti a gente come Claudio Baglioni, Abba, Riccardo Cocciante, stamattina hanno mandato addirittura un pezzo di Chris Rea! Io mica voglio metter in discussione il valore estetico di certi artisti e di certe canzoni, ma chiamare una rubrica in un certo modo è impegnativo, se vuoi mandare in onda roba così impalpabile non chiamarla “Legends” ma “I numeri uno”, “I ricordi” o qualche altra banalità del genere. Anche se la cosa migliore sarebbe un’altra: invece di fare radio, convincersi che è meglio andare a coltivare qualche bel terreno, oppure occuparsi di contabilità.
IN RICORDO DI ALDO MORO - Io se fossi Dio, non mi farei fregare da questo sgomento e nei confronti dei politicanti sarei severo come all'inizio, perché a Dio i martiri non gli hanno fatto mai cambiar giudizio.
E se al mio Dio che ancora si accalora, gli fa rabbia chi spara, gli fa anche rabbia il fatto che un politico qualunque se gli ha sparato un brigatista, diventa l'unico statista.
Io se fossi Dio, quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio, c'avrei ancora il coraggio di continuare a dire che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana è il responsabile maggiore di vent'anni di cancrena italiana.
Io se fossi Dio, un Dio incosciente enormemente saggio,avrei anche il coraggio di andare dritto in galera, ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora quella faccia che era!
Da Io se fossi Dio, Giorgio Gaber.
IL GIORNO DELLA TERRA - Oggi è la festa della terra. Per ricordare che il nostro pianeta è in pericolo stanno per partire, o sono già partiti, concerti, spettacoli, conferenze e dibattiti. Cose per le quali è necessario un forte consumo di energia, senza contare che per stare a sentire il live di qualche multimilionario sono previsti spostamenti biblici di gente che userà mezzi in grado di emettere non so quanti chili di Co2. Organizzare questo ambaradan costa e inquina, emanare e applicare leggi a salvaguardia del nostro habitat no. Solo che è molto più faticoso e non consente di guadagnare contante.
IL VALORE DEI SOLDI - Non ho voglia di interpretare la parte di quello scandalizzato dai guadagni della gente dello spettacolo. Non ora almeno. Però quanto diavolo deve guadagnare un artista di serie B (trattandosi di Pupo potremmo retrocedere fino alla C, se non nell'interregionale...) per permettersi di saldare un vecchio debito con tanto di interessi staccando un assegno di 100.000 euro? Io, di soldi, così tanti non ne vedrò nemmeno se mi danno tre vite.
GIORNALISTA CONTRO CANTANTE – Su Blob ho visto una scena curiosa, presa dall’ultimo festival di Sanremo. Era una litigata tra il giornalista Mario Luzzato Fegiz, famoso per aver recensito su di un giornale un concerto che non si era mai tenuto (Diana Ross a Firenze), e Toto Cutugno, noto, invece, per la bruttezza delle sue canzoni. Uno contestava all’altro di non saper cantare, l’altro rispondeva rinfacciandogli di avergli chiesto un’infinità di volte di portarlo in Russia con lui. E Fegiz, sconsolato, ha fatto notare a tutti che Cutugno aveva sempre rifiutato. Mi sa che i due si sono scontrati proprio per questo: tu non mi porti in tournee, io ti attacco. È la fotografia del giornalismo italiano: se mi fai un favore contraccambio, altrimenti nisba. Alla faccia della deontologia.
TIBET, TIBET, RAISE YOUR FLAG! – Non so cosa pensiate di Bjork, la cantante islandese. Io credo sia brava, anche se gli ultimi suoi lavori li trovo un po’ troppo pretenziosi, che è un modo gentile per dire che sono pallosetti alquanto. Però mi sta simpatica. In un’epoca in cui chi tocca le contraddizioni della Cina muore, nella quale addirittura, come è successo in Gran Bretagna, si arriva a invitare gli atleti che andranno alle Olimpiadi di Pechino a non occuparsi di altro che non sia lo sport e a evitare il Dalai Lama neanche si trattasse di un lebbroso, una che urla al pubblico di Shangai “Tibet, Tibet, raise your flag!” merita il massimo rispetto. Di solito le rockstar parlano solo dopo l’approvazione del loro ufficio stampa, lei ha avuto le palle di dire quello che pensava, giocandosi così il mercato cinese e circa un miliardo di consumatori. Chapeau!
I SOLITI BOOM – Il festival di Sanremo non lo vedo da tempo immemorabile, però guardo Blob e, quando mi ricordo, ascolto
FINALMENTE UNA BUONA NOTIZIA – Un giorno se la prendono con la cronaca che incombe, l’altro col fatto che gli italiani preferiscono programmi con gente che si prende a cazzotti o a sputate. Quelli del festival di Sanremo non sanno più come giustificare il loro flop: non sarà mica che qualcuno ha finalmente capito che guardare la tv non è un obbligo?
IL MANUALE DEL CANTAUTORE – Non lo faccio mai, per certe cose c’è il mio Myspace, ma questa volta faccio un’eccezione. Ecco, quindi, la recensione che ho scritto per il portale rockit.it su Il manuale del cantautore, l’ultimo di Flavio Giurato. Un disco caldamente consigliato, come si capirà tra poco.
Se è vero – ed è vero, potete starne certi – che la freccia è diversa dall'arco e che il bersaglio si muove continuamente, allora inutile perdere tempo nel cercare nel ritorno di Flavio Giurato qualche seria assonanza con i colpi di vuoto di "Per futili motivi", nella quadratura del cerchio de "Il tuffatore" o nella geniale schizofrenia di "Marco Polo". Sarebbe tempo perso, un'inutile rincorsa verso il passato, il disconoscere il presente di chi, dopo 23 anni di lontananza dall'industria discografica, ha ancora la forza di sciorinare un'insperata vivacità, quella rinchiusa ne "Il manuale del cantautore". Un disco impietoso, una radiografia di un'Italia superficiale aggrappata al saio di Padre Pio quanto ai suoi misteri irrisolti, quelli di Ustica, di Pier Paolo Pasolini o di Wilma Montesi. Non un disco politico nell'accezione più immediata del termine, tanto che i testi delle canzoni hanno poco di didascalico (con l'eccezione di "Praga", descrizione, con spunti autobiografici, dell'invasione sovietica del '68) o di sloganistico e si lanciano verso un tenero minimalismo ("Silvia Baraldini" ne è l'esempio più lampante) o a un gioco di rimandi e di piani di lettura diversificati, come ne "Il caso Nesta", poco più di quattro minuti che valgono almeno quanto un intero trattato di teoria e tecnica delle comunicazioni di massa. Ed è forse questo l'unico punto di contatto con il passato, peraltro evocato anche nella parte finale della già menzionata "Praga", chiusa con la citazione di un verso di "Notte di concerto". Poco più di un vezzo in un disco dominato per lunghi tratti dalla chitarra del fido Piero Tievoli, un punto fermo della vita artistica di Flavio Giurato, da arrangiamenti a volte rabbiosi, altre appoggiati a delicati quadretti acustici (il violoncello suona da dio), come nel caso della (ironica) title-track. Peccato per l'invadenza chitarristica presente in "Centocelle" o per qualche lieve difetto in fase di registrazione, il che non toglie comunque valore a un disco che rimane bellissimo nella sua visionarietà e che possiede tutti gli elementi per trasformarsi nell'ennesimo culto della produzione del cantautore romano. Sarà anche vero che non ci sono più i rematori di una volta e che i cantautori non se li fila più nessuno, ma non vorremmo che da "Il manuale dei cantautore" al prossimo disco passino altri 23 anni. Sarebbe un colpo durissimo per lo zoccolo duro di tutti i giuratiani sparsi per lo stivale.
MADRE MARIA – Amanda Knox, la ragazza implicata nel delitto di Perugia, quello della studentessa inglese, starebbe cantando da giorni, e in modo ossessivo, “Let it be”. Così riportano le cronache dal carcere dove la ragazza nord-americana si trova imprigionata. Le cronache dicono anche che alla base di questa scelta ci sarebbe il testo della canzone scritta e interpretata dai Beatles, notoriamente di carattere mistico. Infatti la “Mother Mary” descritta da Lennon e Mc Cartney nient’altro sarebbe che una suora che dispensa “parole di saggezza”. Già, saggezza con il filtro, si suppone.
COMUNISTI A SANREMO - Pensavo che la diatriba tra cantanti di destra e di sinistra fosse ormai superata da tempo, anche perché non ci sono più i Paolo Pietrangeli o i Fausto Amodei di una volta. Ma è bastato il riproporsi di una manifestazione canora insignificante come il Festival di Sanremo per far riesplodere la bomba. Contro le recenti scelte artistiche di Pippone Baudo e dei suoi sodali si è infatti scatenata l'ira de Il Secolo d'Italia, il quotidiano di Allenza Nazionale, secondo il quale quest'anno, al festival dei fiori, ci saranno solo cantanti comunisti. Come (udite udite!), Loredana Bertè, Michele Zarrillo, Sergio Cammariere, noti agit-prop delle folle, da sempre vicini al movimento operaio, per il quale hanno sacrificato la loro carriera andando a vivere in vecchie spelonche abbandonate e devolvendo i loro ricavi alla Terza Internazionale. Anche il povero Frankie Hi-nrg, cane sciolto inviso addirittura ai centri sociali, è diventato un agit-prop devoto a Romano Prodi, forse per aver detto, tempo fa, "sono ottimista" a un concerto. Certa gente, sempre secondo il Secolo d'Italia, ha osato togliere il posto ad artisti di calibro come Francesco Baccini (ma forse non ricordano che una volta ha inciso un pezzo con il pericoloso anarchico Fabrizio De Andrè) e Povia, i non allineati, dicono loro. Ma un dubbio che le loro canzoni facessero schifo non li ha sfiorati nemmeno un po’?
...
MERRY CHRISTMAS (I DON'T WANT TO FIGHT TONIGHT)
Merry Christmas, I don't want to fight tonight.
Merry Christmas, I don't want to fight tonight.
Merry Christmas, I don't want to fight tonight with you.
Where is Santa at his sleigh? Tell me why is it always this way?
Where is Rudolph? Where is Blitzen, baby? Merry Christmas, merry merry merry Christmas.
All the children are tucked in their beds Sugar-plum fairies dancing in their heads,
snowball fighting, it's so exciting baby,
I love you and you love me and that's the way it's got to be,
I loved you from the start 'cause Christmas ain't the time for breaking each other's heart.
Buon Natale, non voglio litigare stasera.
Buon Natale, non voglio litigare stasera.
Buon Natale, non voglio litigare con te stasera.
Dove è Babbo Natale? E la sua slitta?
Dimmi, perchè è sempre così?
Dov'è Rudolph? Dove è Blitzen, cara?
Buon Natale, buon buon buon Natale.
Tutti i bambini sono rannicchiati nei loro letti,
le fatine delle caramelle ballano nelle loro teste,
Tirarsi le palle di neve, è così divertente cara.
Io ti amo, e tu ami me
e così è come dovrebbe essere,
ti ho sempre amata sin dall'inizio
perché Natale nn è il momento in cui spezzare i nostri cuori.
Ramones
ECCO I MIEI GIOIELLI
Fine anno, tempo di consuntivi, anche per Rockit, rivista cartacea e web dedicata al rock italiano con la quale collaboro. Ecco, dunque, la mia classifica dei migliori dischi del 2007, divisa in album e singoli.
Album:
"Il manuale del cantautore", Flavio Giurato, Interbeat/Igea.
"Le luci della centrale elettrica", Le luci della centrale elettrica, Autoprodotto.
"School is boring", Daniele Luttazzi, Edel.
"Pianissimo fortissimo", Perturbazione, Capitol/Emi
"Avanti pop", Tetes de bois, Il Manifesto.
Singoli:
"Summer teenage girl", da "A sky with no stars", Canadians, Ghost/Audioglobe.
"Sulla collina (puoi seppellire ciò che non ami più)", da "Sulla collina puoi seppellire ciò che non ami più", Creme, Faier enterteinment/Venus.
"L'ufficialino", da "Il manuale del cantautore", Flavio Giurato, Interbeat/Igea.
"Domani", da "Accadrà", I Cosi, Warner.
"Let your past live", da Suonarne 1 x educarne 100", Daniele Sepe und Rote Jazz Fraktion, Il Manifesto.
IL BEL GIORNO DEL PD
Il PD ha scelto il suo simbolo, che sia bello o brutto conta poco (a me, comunque, non dispiace). Per inaugurarlo, i dirigenti del nuovo partito hanno scelto una canzone degli U2, Beatiful day, che significa bella giornata, e fin qui ci siamo. Però potevano tradurre anche il resto del testo, già che c'erano, e forse avrebbero scelto qualcos'altro, come un pezzo a caso di Marco Masini o dal primissimo repertorio di Claudio Lolli che, al confronto, sarebbero stati molto meno cupi e senza dubbio più ottimisti. Ecco cosa dice Beatiful day:
Il cuore è un fiore, che cresce su un suolo di pietre
ma non c'è alcuna stanza, nessuno spazio da affittare in questa città.
Sei sfortunato ed è il motivo per cui dovevi fare attenzione,
il traffico è bloccato e non riesci ad andare in alcun posto.
Pensavi di aver trovato un amico che ti portasse lontano da questo posto,
qualcuno a cui potevi tendere la mano come ricompensa per la grazia.
È un bel giorno, il cielo è a portata di mano
e tu ti senti come se fosse un bel giorno
È un bel giorno, non lasciarlo trascorrere,
sei in strada ma non hai nessuna meta,
sei nel fango, nel labirinto della sua immaginazione,
ami questa città anche se non sembra vero,
tu l'hai girata tutta e tutta ti ha avvolto.
È un bel giorno, non lasciarlo trascorrere,
è un bel giorno non lasciarlo trascorrere.
Toccami, portami in un altro luogo,
insegnami, non sono un caso senza speranza.
Vedi il mondo colorato di blu e verde,
vedi la Cina proprio davanti a te,
vedi i canyon spaccati dalle nuvole,
vedi i pescherecci di tonni che ripuliscono il mare,
vedi i beduini che sparano nella notte,
vedi i campi unti alle prime luci,
vedi l'uccello con la foglia nella sua bocca.
Dopo l'inondazione, tutti i colori vennero alla luce.
Era un bel giorno, un bel giorno, non lasciarlo trascorrere.
Toccami, portami in un altro luogo,
insegnami, non sono un caso senza speranza.
Ciò che non hai, non ti serve ora,
ciò che non conosci puoi sentirlo in qualche modo,
ciò che non hai, non ti serve ora, non ne hai bisogno ora.
In bocca al pupo, PD!
DAL DIARIO DI LINUS (QUELLO SENZA COPERTA)/2
Boh, non so cosa pensare, mi avrà oscurato Radio Deejay? Io ci riprovo.
Sono in un periodo in cui non mi piace la radio che faccio, mi sembra di essere l'allenatore di una squadra che gioca male nonostante abbia undici campioni. So quali sono i problemi e so anche come risolverli, però mi freno sempre sperando che i miei giocatori capiscano da soli ma mi rendo conto che ognuno di noi è egoista e vede solo il proprio orizzonte. Capisco perché a vincere sono i grandi antipatici come Capello e Maurinho, più le macchine sono potenti e più ci vuole decisione a guidarle. Fate finta che non vi ho detto niente.
Interessante sapere che a Linus non piace la radio che sta facendo. Solo che non riesco a capire se una dichiarazione del genere possa rappresentare un motivo in più per non sintonizzarmi su quel contenitore di plastica che risponde al nome di Radio Deejay oppure dovrebbe indurmi a fare il contrario. Nel dubbio, rimango incollato alla Rai e al web, che non si sa mai.
DAL DIARIO DI LINUS (QUELLO SENZA COPERTA)
Sono in un periodo in cui non mi piace la radio che faccio, mi sembra di essere l'allenatore di una squadra che gioca male nonostante abbia undici campioni. So quali sono i problemi e so anche come risolverli, però mi freno sempre sperando che i miei giocatori capiscano da soli ma mi rendo conto che ognuno di noi è egoista e vede solo il proprio orizzonte. Capisco perché a vincere sono i grandi antipatici come Capello e Maurinho, più le macchine sono potenti e più ci vuole decisione a guidarle. Fate finta che non vi ho detto niente.
Interessante sapere che a Linus non piace la radio che sta facendo. Solo che non riesco a capire se una dichiarazione del genere possa rappresentare un motivo in più per non sintonizzarmi su quel contenitore di plastica che risponde al nome di Radio Deejay oppure dovrebbe indurmi a fare il contrario. Nel dubbio, rimango incollato alla Rai e al web, che non si sa mai.
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