AMICIZIE PERICOLOSE – Vorrei tanto sapere perché se un calciatore viene intercettato al telefono con un delinquente va subito sulle prime pagine dei giornali, mentre se scoprono che un rappresentante del popolo fa bisboccia con un mafioso bisogna andare a cercare la notizia nella giungla della rete, in fondo a destra, come il cesso. E se uno ha il coraggio di dirlo a tutti si prende pure una querela. Strano, no?
TRAVAGLIO VS. SCHIFANI – Ma è vero o no che il neo presidente del Senato Schifani ha delle amicizie poco raccomandabili e soci d’affari mafiosi? Non c’è alternativa: o sì, o no. Tutto il resto è fuffa.
MI RACCOMANDO, NON DARGLIELA - "Silvio è ossessionato da me, ma tanto non gliela darò". Lo ha dichiarato la candidata premier Daniela Santanchè, a conferma che il clima elettorale si sta ormai deteriorando. Se continua così va a finire che esce fuori un condannato per mafia che spiega agli italiani che i libri di storia vanno cambiati e che il valore della Resistenza va cancellato dalla nostra memoria.
LE UOVA BUTTATALE A QUALCUN ALTRO – La gente passa il tempo a contestare quel fessacchiotto di Giuliano Ferrara e non si occupa di cose più serie. Esempio: ieri, a Porto San Giorgio, il senatore pregiudicato Marcello Dell’Utri ha tenuto una lezione storica sui diari di Benito Mussolini di fronte a un centinaio di spettatori adulanti. Perché sprecare qualche uovo per l’elefantino quando si poteva buttarlo addosso a un mafioso conclamato?
L’IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE – Venerdì sera sono stato a Porto San Giorgio, a un incontro organizzato dalla Sinistra Arcobaleno al quale ha partecipato anche Piero Sansonetti. Tutto molto interessante, al di là del clima elettorale che, francamente, mi disgusta sempre, anche quando mi trovo tra amici, o meglio, tra compagni. Oltre al direttore di Liberazione c’erano dei candidati consiglieri comunali e deputati, uno di questi, non ricordo quale, ha avuto l’occasione per criticare le frasi sulla mafia pronunciate da Walter Veltroni, bollandole come stupide e banali. Non è che avesse torto marcio, perché uno che dice di non volere i voti della malavita dice una cosa ovvia, però si trattava di un messaggio. Ed è questo che la sinistra (quella vera, non l’altra, quella annacquata dal “si può fare”) non riesce a capire: per vincerle le elezioni, bisogna comunicare, anche attraverso slogan e frasi che possono apparire idioti. Messaggi, appunto, dallo scarso valore pratico ma efficaci per propagandare in poche parole i propri valori di fondo. Veltroni sarà anche banale ma conosce il modo di comunicare, noi, invece, sappiamo solo come si fa a prenderlo in quel posto.
LIBERA MAFIA – Tra poco andremo a votare, dovremo scegliere tra almeno sei candidati alla presidenza del consiglio e avremo programmi diversi (al di là di tutte le battute che si possono fare a tal proposito…) in base ai quali decidere a chi andrà la nostra preferenza. Al di là di tutte le differenze, credo che ci siano alcuni temi che dovrebbero accomunare tutti gli schieramenti e i singoli partiti politici, ed è quello della lotta alle mafie. Quindi non capisco perché alla manifestazione di Bari indetta da Libera sabato scorso si siano presentati solo
ACCORDI SOTTOBANCO – Sappiamo benissimo che centrodestra e centrosinistra hanno fatto degli accordi sottobanco, sulla televisione, sulla giustizia, sul lavoro. A ridosso delle ennesime elezioni politiche, ne avrei uno da suggerire: perché non vi mettete d’accordo per emarginare Clemente Mastella e l’Udeur? Non accattatelo nei vostri schieramenti, lasciatelo a fare il rais di Ceppaloni. Anzi, sapete che vi dico? Non fatela sottobanco questa cosa, fatela pure alla luce del sole. Sarebbe una mossa perfetta per stemperate gli animi in vista delle campagna elettorale, senza contare che gli italiani, tutti, vi ringrazieranno a vita.
UN GIORNALISTA DA DIMENTICARE - Si chiama Giuseppe Maniaci, ha 55 anni, svolge la professione di giornalista e dirige una piccola televisione di Partinico, piccolo centro ad alta densità mafiosa in provincia di Palermo. Qualche giorno fa i soliti noti lo hanno picchiato, diretta conseguenza delle sue inchieste su cosa nostra, ma lui ha voluto comunque andare al lavoro, nonostante le ossa rotte gli urlassero di non farlo. Andate su You Tube e guardatelo quant'è goffo, poco televisivo, non si capisce cosa ci faccia di fronte a una telecamera accesa un volto così, che non bucherebbe lo schermo nemmeno con un cannone. Guardateli, invece, i mezzobusti delle emittenti serie in tutto il loro splendore, quelli entrati nel mondo del giornalismo grazie a qualche protezione politica, quelli che per compiacere i propri padroni confezionano notizie in ginocchio e leggono le veline con voce stentorea, stando ben attenti a non sbagliare nemmeno le virgole. Sono gli stessi che si divideranno gli ambiti premi giornalistici dei quali è piena l'Italia, che intascheranno un Telegatto e poi si applaudiranno da soli, fieri di avere un padrone che li difende. Giuseppe Maniaci sarà dimenticato in fretta, magari dopo una o più comparsate in qualche show televisivo, come un qualsiasi fenomeno da baraccone che si rispetti, poi su di lui scenderà l'oblio. E la casta dei giornalisti riprenderà a vivere normalmente.
CHI ALIMENTA IL RAZZISMO?
Non penso che l'Italia sia un Paese razzista, non più di tanto almeno, ma credo lo stia per diventare. Se il popolo rumeno è diventato il nemico pubblico numero uno dell'italiano medio, se i fascisti organizzano pogrom e le loro organizzazioni rialzano la testa ci deve essere qualcosa che non va, significa che il nostro Paese sta cambiando. Ma chi è che alimenta il razzismo? Forza Nuova e i naziskin, certo, ma se certi soggetti esistono la colpa è anche, oserei dire soprattutto se non esclusivamente, dei cosiddetti progressisti. Mai letto i commenti di Asor Rosa, il filosofo palindromo? Lui vive in una lussuosa villa in Toscana e non sa cosa accade nelle periferie delle città, dove sindaci tolleranti hanno emarginato intere famiglie in baracche senza igiene, dove disperati di ogni etnia si arrangiano con furti, scippi, violenze di ogni genere. Asor Rosa non ha mai avuto a che fare con gente del genere ma spara sentenze come se fosse un padreterno, infischiandosene della parola sicurezza, tanto raggiungere la sua villa è complicato, e poi chissà di quanti allarmi sofisticati sarà dotata. Per lui, e per quelli come lui, gli indifesi sono i potenziali violenti, non coloro che la violenza la subiscono davvero, cioè gli anziani e le donne. Intanto la mafia assolda i disperati, li usa per vendere merce contraffatta e droga, raccogliere ortaggi in cambio di qualche centesimo, arricchire il mercato della prostituzione. Tutto questo significa dare la stura agli xenofobi, tutto questo significa condannare all'emarginazione perpetua chi arriva da lontano in cerca di un futuro migliore, tutto questo significa non accogliere ma condannare tanti uomini e donne a un domani senza alcuna certezza. Allora perché scandalizzarsi di fronte all'espulsione di qualche delinquente, perché fare spallucce se qualcuno propone di non accettare sul nostro suolo gente che non potrà mai condurre un'esistenza dignitosa? Tutto queste cose le chiedo alla mia parte politica, la sinistra radicale, sperando che non rispondano con altri argomenti, come hanno fatto finora.
VALORI E FUTURO, SOPRATTUTTO VALORI
Etica, onestà, moralità: sono questi le priorità fondanti di "Valori e Futuro", movimento d'opinione, ma probabile prossimo partito politico, presieduto da Emanuele Filiberto di Savoia. Il suo simbolo è costituito da un nodo Savoia su sfondo blu, "il colore della trasparenza e del rigore morale". Diciamo la verità: un soggetto che si fondasse su certi valori mancava nel nostro Paese, da sempre scosso dalla corruzione e dalla mala politica. Ben venga, quindi, il principino, a patto che si cerchi dei collaboratori un po' più puliti: Mariano Turrisi, che fino a pochi mesi fa è stato il suo vice in "Valori e Futuro", è stato arrestato con l'accusa di essere un truffatore legato a un clan mafioso italo-canadese. Può sempre essere un errore certo, peccato che Turrisi sia già stato arrestato diverse volte negli Usa per traffico di droga, uso di documenti e valuta contraffatti. In compenso, il Savoia ha dimostrato di essere un politico pefetto: ecco alcune perle tratte da una intervista firmata da Claudio Gatti, pubblicata ieri da Il Sole-24 Ore:
- Fino a pochi mesi fa al vertice di Valori e Futuro c'era un tale Mariano Turrisi, che lei aveva scelto come suo unico vicepresidente. Perché?
- Sinceramente era una persona che mi ha fatto vedere nel suo progetto qualcosa che potevo condividere.
- Il progetto imprenditoriale?
- Il progetto imprenditoriale.
- Ma lei stava facendo un movimento politico, che c'entra un progetto imprenditoriale?
- No, non era un progetto imprenditoriale... il progetto del Made in Italy Group era il progetto del lancio di tutto quello fatto in Italia, della salvaguardia di ciò che è italiano... Quando noi siamo passati da associazione a movimento si è venduto molto bene. È una persona intelligente e mi ha promesso sponsorizzazioni del movimento da imprenditori amici suoi.
- Quindi lo ha fatto vicepresidente perché le ha offerto dei soldi?
- No, non era così.
- Come no? Ha parlato di sponsorizzazione del movimento.
- Lui si occupava, diciamo, di una parte del finanziamento, della ricerca degli sponsor. Poi aveva comunque qualche buon aggancio per tutto quello che era il sud Italia. Poi aveva l'idea degli italiani del mondo. Aveva associazioni sue in Australia.
Due considerazioni finali. Uno: vi rendete conto che abbiamo cambiato la Costituzione per far rientrare nel nostro Paese una famiglia di delinquenti? Due: per fortuna esistono ancora giornalisti che non si limitano a porgere il microfono.
I LAVAVETRI E LA DOPPIA MORALE DELLA SINISTRA
Ponete il caso che veniate a conoscenza di un'attività illegale, basata su racket, minacce, sfruttamento del lavoro nero, riduzione a schiavitù. Una persona normale come minimo si indignerebbe, un'altra dotata di particolare senso civico finirebbe con il chiedere l'intervento della magistratura. Si dà il caso che una situazione simile si verifica con i cosiddetti lavavetri, che tanto di moda stanno andando in questi giorni dopo l'ormai nota ordinanza emanata del sindaco di Firenze. Lasciamo perdere se queste persone diano fastidio agli automobilisti o no, la questione è (quasi) irrilevante, e concentriamoci sugli aspetti di cui sopra: bene, c'è qualcuno disposto ad affermare che il loro lavoro sia legale dal punto di vista giuridico, che dietro non ci sia un racket mafioso che sfocia nella riduzione a schiavitù? Data per assodata la risposta, mi chiedo il motivo per il quale i vertici del partito per il quale voto, Rifondazione Comunista, facciano gli gnorri. Perché dobbiamo continuare a esercitare in modo ipocrita e pericoloso una doppia morale, per la quale la legalità esiste ma esistono anche delle deroghe?
CERTA GENTE NON LA CAPISCO
I black bloc, i no-global, il Carc... Io certa gente non la capisco. Si battono contro il 41-bis, come i mafiosi, inneggiano alle BR, cioè a quegli assassini alleati della Cia e della P2, se potessero ucciderebbero di nuovo il professor Biagi, uno che ha scritto una pessima legge sul lavoro ma se ne andava in giro placido in treno e in bici come un vero ambientalista, hanno eletto a loro guida spirituale un disgraziato con il passamontagna che voleva gettare un estintore addosso a un lavoratore (Pasolini, dove sei?). Adesso mi aspetto solo che chiedano la riabilitazione dei pedofili, degli stupratori, di Bettino Craxi, degli Homo Sapiens e del Tg di Italia Uno, così il cerchio si chiude. Ma davvero la nostra società ha bisogno di gentaglia simile? Io credo di no. Se ne incontrassi uno, di questi qui, avrei il piacere di sputargli in faccia, a meno che prima non tiri fuori il manganello. Già, il manganello, quello che usavano i fascisti.
MAFIA MADE IN MARCHE
Che la giustizia italiana faccia schifo non lo capisci solo dalle indagini di Report o ricordandoti che gli ultimi due ministri che l'hanno controllata sono niente popò di meno che Roberto Castelli e Clemente Mastella. Per quel che mi riguarda, è sufficiente guardare quel che accade a due passi da casa mia, a Sant'Elpidio a Mare, dove una famiglia ridotta sul lastrico dagli usurai si è barricata, ieri mattina, per evitare lo sfratto dalla propria casa. Per giunta dopo aver perso la fabbrica e tutta la liquidità. Avevano denunciato pubblicamente gli aguzzini ai quali si erano rivolti per ricevere un po' di denaro, tanto che il loro era diventato un caso nazionale. Gli erano state fatte delle promesse, avevano detto che nessuno avrebbe toccato la loro casa: tutto inutile. Ieri sono stati costretti lasciare il tetto dove vivevano, nonostante le resistenze. Quella stessa casa che, a quanto pare, è stata ricomprata, a un prezzo irrisorio, proprio dagli strozzini che li hanno portati alla rovina. Ebbene, questa gente è in libertà e conduce la loro vita di affari illeciti, mentre gli altri, quelli onesti, ingenui e tanto fessi ma onesti, devono arrendersi. Questa è la giustizia italiana. E per rispondere al commento di Slash 16 lasciato sul mio post di ieri, beh, nessuno mette in dubbio che la mafia non sia un fenomeno esclusivo del sud Italia. Per quanto mi riguarda, il caso appena descritto è mafia allo stato puro. E se è accaduto nelle placide Marche, poco conta.
GOMORRA
Quel che sta succedendo in Campania sul versante rifiuti rappresenta la sconfitta della politica e dell'informazione. Sui media, con riferimento a quelli televisivi, quel che sta passando è un messaggio chiaro: i napoletani sono esseri anormali, che non sanno gestire i loro problemi. La massa di rifiuti abbandonata sulla strade sarebbe l'immagine di una popolazione immatura e incivile, che non fa nulla per migliorare la propria situazione. Luoghi comuni a manetta, insomma, mai nessuna parola sulla camorra. Che sui rifiuti non solo ci vive, ma ci si arricchisce. La realtà è che da quelle parti lo Stato non esiste, che i comuni, piccoli e grandi, sono controllati dalla criminalità organizzata. E chi non è mafioso, ben che vada è un inetto. Come Antonio Bassolino, che il problema rifiuti l'ha gestito malissimo (e malissimo è addirittura un eufemismo), che non sa più che pesci prendere per uscirne fuori senza che la sua immagine venga danneggiata. E pensare che l'ex sindaco di Napoli era il fiore all'occhiello del centrosinistra, in realtà si sta rivelando uno degli uomini più incapaci degli ultimi anni, tanto da potersi considerare ormai delegittimato. Per capire come vanno le cose nel napoletano, è sufficiente leggere Gomorra, il libro del giornalista Roberto Saviano. Io l'ho fatto, e tanto mi è bastato per non credere più nella classe politica italiana, in quella che chiude gli occhi di fronte allo sfacelo della nostra società.
PREPOTENZE DI CARTA
Il Corriere della sera ha lanciato una nuova iniziativa editoriale. Si tratta di Corti di carta, serie di racconti brevi e inediti di autori italiani sulla cresta dell'onda come Giorgio Faletti, Susanna Tamaro, Federico Moccia e tanti altri. Stamattina ho comprato il primo numero (poi prenderò il libretto di Dario Fo e mi fermerò lì), Il contrario della morte, di Roberto Saviano, del quale, proprio in questi giorni, sto leggendo Gomorra, il suo primo romanzo, un vero e proprio pugno nello stomaco per tutte le istituzioni, un libro che il ministro dell'interno dovrebbe studiare a memoria prima di andare nei salotti televisivi a spiegare come si batte la camorra. Ma non divaghiamo. Dicevamo dell'iniziativa del Corrierone, di come l'ufficio marketing di via Solferino l'abbia, giustamente, strombazzata a destra e manca, trovando peraltro un nome carino e originale per lanciarla. Peccato che Il Melograno, una piccola casa editrice di Milano, abbia da tempo una collana che si chiama proprio così, Corti di carta. Naturalmente la Rcs farà finta di niente, ma chissà cosa sarebbe accaduto se si fosse verificata una situazione opposta: immaginate in quanti secondi avrebbero chiuso quelli de Il Melograno...
CALCIO MALATO
Siamo alle solite. Il calcio professionistico e il suo mondo sono di nuovo nella merda. Luciano Moggi, un tesserato della Juventus che in pochi hanno capito che mestiere fa, è stato colto in flagrante, cioè mentre stava cercando di ruffianarsi qualche arbitro. Al telefonino. Ammazza che pollo, ma non lo sanno che gli italiani le cui telefonate non sono intercettate sono sei o sette, cioè quelli che il cellulare non ce l'hanno? Intercettazioni a parte, l'ennesimo episodio di calcio malato (allo stadio terminale) conferma ancora una volta che quando attorno a uno sport circola qualche scartavetrata di milione, allora è meglio finirla lì, non chiamarlo più sport ma in un altro modo. E non so quale, forse il termine non è ancora stato inventato. Insomma, il calcio è truccato. Ed è chiaro che è truccato anche tutto ciò che gli gira attorno. Per questa ragione, dunque, chiedo ufficialmente che il campionato di fantacalcio nel quale milito venga immediatamente sospeso, in modo che la squadra ingiustamente classificata ultima, l'ottima Dinamo Catanga, venga riabilitata e inserita in sfere più consone, tipo al primo posto. Mi sembra chiaro che se domenica scorsa la già citata Dinamo Catanga ha messo in panchina Foggia e Trezeguet, la colpa è solo ed esclusivamente di Moggi.
SCONSIGLI PER GLI ACQUISTI
Dall'operoso nord-est, terra di imprenditori rampanti che non devono chiedere mai, arriva una nuova linea d'abbigliamento, basata su di una geniale operazione di marketing. Paolo Rubin, giovane stilista veneto, ha lanciato la mafiawearuna, è il nome del suo brand (si dice così, mi pare), e lui lo giustifica nel modo seguente: "Cosa nostra richiama l'attenzione, nel bene e nel male. Ci fa conoscere all'estero e esprime la voglia della gente comune di arrivare al potere". Capito lo stronzetto? Sono andato su un motore di ricerca a trovare il sito web della sua azienda ma ho troppo pochi elementi. Quindi non posso mandargli un'e-mail per augurargli un felice vaffanculo. Se qualcuno lo conosce di persona, potrebbe farlo al posto mio per favore?