PAOLINI LIBERO! –
SORU COMPRA - Renato Soru, il governatore della regione Sardegna, ha comprato L'Unità. E il conflitto d'interessi che fine ha fatto?
AMICIZIE PERICOLOSE – Vorrei tanto sapere perché se un calciatore viene intercettato al telefono con un delinquente va subito sulle prime pagine dei giornali, mentre se scoprono che un rappresentante del popolo fa bisboccia con un mafioso bisogna andare a cercare la notizia nella giungla della rete, in fondo a destra, come il cesso. E se uno ha il coraggio di dirlo a tutti si prende pure una querela. Strano, no?
TRAVAGLIO VS. SCHIFANI – Ma è vero o no che il neo presidente del Senato Schifani ha delle amicizie poco raccomandabili e soci d’affari mafiosi? Non c’è alternativa: o sì, o no. Tutto il resto è fuffa.
CIAO ALBERT - Nell'unico Tg visto oggi non ne hanno parlato, nei quotidiani on-line non ce n'è traccia. Eppure è morto Albert Hoffman, il chimico svizzero che scoprì l'Lsd. Ho letto molte delle sue cose, e quel che più mi rimarrà impresso sarà il suo approccio scientifico alla materia psichedelica. Hoffman sperimentò su di sé l'effetto dell'Lsd, descrisse i suoi effetti come "un incredibile senso di irrequietezze associato a uno strano stordimento", disse di "aver sperimentato un flusso ininterrotto di immagini fantastiche, forme meravigliose con giochi caleidoscopici di colori straordinariamente intensi". Fu la scoperta di un mondo interiore fino allora sconosciuto a noi occidentali, l'apertura di quelle porte della percezione che costò la vita a tanti giovani. Hoffman, nel corso della sua esistenza, non ha mai visto di buon occhio l'uso delle sostanze lisergiche come droghe e ne ha sempre condannato l'abuso, come dovrebbe fare ogni persona dotata di buon senso. Se n'è andato alla veneranda età di 102 anni, a testimonianza che certe sostanze, se prese con la dovuta cautela e con una testa sgombra da cattivi pensieri, possono essere d'aiuto invece che distruggere.
ORA E SEMPRE, VIVA L’ASFALTO – Dalle mie parti è morto un ragazzo di 19 anni: un sorpasso azzardato, un frontale, la vita che saluta e se ne va via. Il giorno dopo, sui giornali, politici e amministratori locali, di destra e di sinistra, hanno emesso la sentenza: per evitare incidenti simili, quella strada deve essere allargata. Nessuna parola sulla dinamica dell’accaduto, men che meno sullo spericolato sorpasso del ragazzo. Lo show deve continuare, guai a dire che bisogna andare piano e rispettare il codice stradale, troppo pericoloso. Meglio continuare a far girare l’economia appaltando lavori ai professionisti dell’asfalto. Con buona pace di chi continuerà a rischiare la propria incolumità su scatolette di ferro veloci quanto la morte.
UN GIORNALISTA DA DIMENTICARE - Si chiama Giuseppe Maniaci, ha 55 anni, svolge la professione di giornalista e dirige una piccola televisione di Partinico, piccolo centro ad alta densità mafiosa in provincia di Palermo. Qualche giorno fa i soliti noti lo hanno picchiato, diretta conseguenza delle sue inchieste su cosa nostra, ma lui ha voluto comunque andare al lavoro, nonostante le ossa rotte gli urlassero di non farlo. Andate su You Tube e guardatelo quant'è goffo, poco televisivo, non si capisce cosa ci faccia di fronte a una telecamera accesa un volto così, che non bucherebbe lo schermo nemmeno con un cannone. Guardateli, invece, i mezzobusti delle emittenti serie in tutto il loro splendore, quelli entrati nel mondo del giornalismo grazie a qualche protezione politica, quelli che per compiacere i propri padroni confezionano notizie in ginocchio e leggono le veline con voce stentorea, stando ben attenti a non sbagliare nemmeno le virgole. Sono gli stessi che si divideranno gli ambiti premi giornalistici dei quali è piena l'Italia, che intascheranno un Telegatto e poi si applaudiranno da soli, fieri di avere un padrone che li difende. Giuseppe Maniaci sarà dimenticato in fretta, magari dopo una o più comparsate in qualche show televisivo, come un qualsiasi fenomeno da baraccone che si rispetti, poi su di lui scenderà l'oblio. E la casta dei giornalisti riprenderà a vivere normalmente.
MASTELLEIDE - Questo roba, presumibilmente un articolo tratto da chissà quale giornale, me l'ha mandata un amico via e-mail. Non so dove l'abbia presa, potrei fare una ricerca su di un motore di ricerca per scoprire l'arcano ma ho troppo sonno, comunque è interessante e molto istruttivo. La firma è di Mauro Montanari.
Il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più.
Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati hanno, si chiama Udeur. L'Udeur, in quanto partito votato dall'1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico.
Si chiama "Il Campanile", con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa 5.000 copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano il collega Marco Lillo dell'Espresso, che ha fatto un'inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un'altro nei pressi di Largo Arenula. Dice ad esempio il primo: "Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!". A che serve allora - direte voi - un giornale come quello? Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa.
Ogni anno Il Campanile incassa 1.331.000 euro. E che farà di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro?
Insisterete ancora voi. Che farà? Anzitutto l'editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40.000 euro all'anno. Sapete con chi? Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all'Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete! Che c'entra? Se è bravo! Non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche.
Ma andiamo avanti. Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98.000 euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell'ordine.
Tra l'altro, Elio Mastella è appassionato di voli. Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di F1 di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull'aereo di Stato? L'esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva!
Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile? Gli ultimi biglietti d'aereo (con allegato soggiorno) l'editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell'Udeur. Siamo nell'aprile del 2006. Da allora - assicura l'editore - non ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile. Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l'inchiesta? Ve lo ricordate? Bene, proprio lui!
Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine. Infatti Il Campanile ha speso 141.000 euro per rappresentanza e 22.000 euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti. Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta.
Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne(4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per 2.000 euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico. Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l'angolo della villa del Ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell'ubiquità.
La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l'Inail, e a quanto è stata affittata all'editore, Clemente Mastella. Chi l'ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d'assalto: Pellegrino ed Elio Mastella .
QUEL FENOMENO DI MASTELLA - Ho visto uno spezzone su Blob, preso da un'intervista del Tg24 a Clemente Mastella. Pochi secondi, ma molto edificanti, con l'ex ministro della difesa a dire che, per carità, lui mica è arrabbiato perché si indaga su sua moglie: i giudici, secondo lui, possono indagare su chiunque, solo che non hanno preso in considerazione che quella povera donna non ha fatto niente. Non so perché, ma mi è venuto in mente il processo di Norimberga: anche i gerarchi nazisti dicevano di essere innocenti, al massimo obbedivano a degli ordini.
IO VORREI - Vorrei un Paese dove nessuno si scandalizzi se un potente è indagato dalla magistratura. Vorrei un Paese nel quale gli avversari politici non solidarizzino tra loro come fossero parte di una casta. Vorrei un Paese con un potere giudiziario davvero indipendente da quello esecutivo. Vorrei un Paese senza telegiornali che passano il loro tempo a disegnare ritratti apologetici di personaggi indagati per reati vari. Vorrei un Paese all'interno del quale una persona sospettata di aver commesso un atto contrario alle leggi dello Stato non si difenda dicendo "ce l'hanno con me perché sono cattolica". Insomma, vorrei un Paese senza famiglie Mastella.
UNA PROPOSTA INTERESSANTE - Premessa: a me L'Espresso piace, a parte le pagine degli spettacoli, inutili e dannose portatrici sane di marchette e niente più. Però le loro inchieste sono interessanti, e poi c'è Giorgio Bocca che, da solo, vale il prezzo in copertina. Proprio qualche giorno fa,L'Espresso mi ha scritto e mi ha proposto un abbonamento a condizioni pazzesche: 39 euro per un anno anziché 145,60, il che equivale al 73% di sconto e a ricevere il giornale gratis per otto mesi. E, in più, mi regalano pure un atlante. Come si fa a dire no? Non lo so, però ho rifiutato. Perché mi sono messo a pensare ad altre testate che versano continuamente in condizioni di emergenza, con un centesimo di inserzioni pubblicitarie dei giornali patinati, che un aiuto lo meritano a prescindere. Penso al Mucchio Selvaggio, al quale sono abbonato da anni: 50 euro per 11 numeri, praticamente risparmio 5 euro. Ma, almeno, la cosa mi fa felice.
QUELL'1% IN MENO - Io leggo i giornali, ascolto la radio, navigo in rete e vedo anche un po' di tv. E quindi so tutto: so chi sono i sospettati dell'omicidio di Chiara e dell'inglesina, so cosa hanno detto Schifani e Rizzo alle 18,43 di ieri, so cosa ha fatto Paris Hilton nell'ultimo fine settimana, so anche che è uscito l'ultimo, imperdibile film con Will Smith. Ban Ki-Moon, il segretario generale dell'Onu, cioè una delle persone più importanti del mondo, ha affermato che per evitare il surriscaldamento e la conseguente fine del pianeta e della razza umana "occorre ridurre il Pil mondiale dell'1% annuo, per svariati decenni". Lo ha detto tanti giorni fa ma l'ho letto su di un solo giornale, la televisione non ne ha fatto cenno e nemmeno le radio, almeno quelle mainstream. Perché?
FATE LA CARITÀ - Ieri, su Youtube, ho visto un appello di gente che chiedeva la carità. Non erano i rappresentanti dei clochards o dei precari che non arrivano alla terza settimana del mese, ma attori, registi, gente che con il cinema ci campa in un modo o nell'altro. In pratica, un video per chiedere soldi (anzi, più soldi) allo Stato per finanziare pellicole, molte delle quali finiscono per fare flop al botteghino. L'operazione mi ha ricordato un vecchio episodio di una quindicina di anni fa, quando Carmen Lasorella e Lilli Gruber, con addosso tanto di costose pellicce ancora sanguinanti, scesero nelle piazze per chiedere la libertà della Rai: la risposta di molti fu una serie di vaffa scandita con voce stentorea. Più o meno siamo allo stesso livello: milionari come Scamarcio o Archibugi chiedono che la loro arte venga tutelata, naturalmente con i soldi delle nostre tasse. Faccio una modesta proposta: invece di romperci i coglioni e farci tenerezza in modo da essere costretti a spendere 7,50 euro per film spesso scadenti, perché non create una sorta di socialismo cinematografico? Esempio: i fratelli Vanzina guadagnano 100 con il loro panettone natalizio, ebbene ne sborsano 70 per ripianare le perdite degli altri colleghi più sfigati. Semplice, no? Come dite? È un'utopia? Beh, che mondo sarebbe senza l'utopia? O era la Girella?
IL TRIONFO DEL MADE IN ITALY
Ringrazio di nuovo Report, questa volta per aver dimostrato la vacuità del mondo della moda. Spero che nessuno più si riempia la bocca con la favola del made in Italy, in buona parte costruito sfruttando il lavoro in nero dei cinesi e delle varie mafie, come ha dimostrato l'inchiesta di Sara Giannini in onda ieri sera. E spero anche che l'ordine dei giornalisti prenda dei provvedimenti nei confronti di quei seri professionisti dell'informazione che passano il loro tempo a fare pompini ai grandi marchi in cambio di qualche chilo di pubblicità, e non solo di quelli. Rosanna Cancellieri, in un paese serio, starebbe già a zappare le patate in qualche campo coltivabile. Ma ho l'impressione che anche oggi sarà al suo posto, al Tg3, a decantare le gesta del grande stilista di turno in cambio di un paio di scarpe o di qualche capo di abbigliamento gentilmente offerto dalla ditta.
VIVA RAISET
Io non vedo proprio perché ci si debba sorprendere se La Repubblica ha scoperto che Rai e Mediaset hanno un asse segreto tra di loro. Marco Travaglio lo sostiene da anni e, in fondo, una cosa del genere era ipotizzabile da tempo. Bastava dare un'occhiata all'organigramma Rai: Debora Bergamini, prima di diventare responsabile dei programmi di viale Mazzini, era l'assistente personale di Silvio Berlusconi (tessera P2 n. 1816), Fabrizio Del Noce, direttore di Raiuno, è stato deputato in quota Forza Italia. Quindi, di cosa sorprendersi? Ma la cosa ancora più grave è che non tutti hanno capito la gravità di quelle intercettazioni telefoniche: chissà, tra questi potrebbe esserci il centrosinistra, quel centrosinistra che aveva promesso una legge sul conflitto di interessi e una riforma del sistema radiotelevisivo. Ma per ora si sentono solo chiacchiere. Non sarà mica arrivata l'ora di promuovere la prima azione di class-action in Italia?
LA CLASS ACTION SECONDO MONTEZ
Per Luca Cordero di Montezemolo, la class action introdotta dal governo Prodi (e favorita da un peone di Forza Italia...) sarebbe una iattura. Perché contro il mercato, perché favorirebbe la fuga delle aziende dal nostro Paese. Quindi denunciare qualcuno che ha agito contro la legge e si è schierato contro i consumatori (leggasi Parmalat e bond argentini) equivarrebbe a schierarsi contro il mercato. Il presidente di Confindustria dovrebbe poi spiegarci il motivo per il quale negli Usa, ovvero la massima espressione del capitalismo assieme alla Cina, c'è la class action e lì le aziende non scappano via. Io glielo avrei chiesto, i giornalisti che stanno attaccati alle sue sottane, invece, non l'hanno fatto.
IL TOPOLINO INNAMORATO
Secondo gli scienziati dell’università di San Diego, una foto di Paris Hilton avrebbe la capacità di alleviare il dolore nei topolini maschi. Lo studio è stato presentato al congresso della società americana di neuroscienze: i ricercatori hanno notato che, dopo un’iniezione dolorosa, i topi maschi passano meno tempo a leccarsi la ferita se nella gabbia è presente una foto della showgirl. Questo effetto, che scompare se la foto viene tolta, non è stato notato nei topi femmina. Questa notizia, o meglio, puttanata, è apparsa sui principali organi di informazione italiani. Perché aggiungere altro?
VOLTO NASCOSTO
Avete presente quando, in televisione, ci sono quelle persone alle quali nascondono o camuffano elettronicamente il viso? Di solito succede nei casi in cui le telecamere riprendono qualche soggetto in pericolo di vita o che non vuole, per i motivi più diversi, apparire in video. Ma ieri sera, al Tg1, ho visto una cosa anomala: in una intervista di repertorio al ragazzo perugino coinvolto nell'omicidio della studentessa inglese, era la giornalista a essere coperta e quindi irriconoscibile! Pazzesco, ma forse si vergognava di lavorare per il Tg1. Come non capirla?