METASTASI DA RIDERE - Ho fatto caso, su di un Tg, che appena Silvio Berlusconi (tessera P2 n. 1816) ha finito di pronunciare la frase sui magistrati paragonabili a una metastasi si è girato verso qualcuno e ha sorriso. Sembrava una scena da bar, quando il simpatico della compagnia spara una cazzata e poi cerca la complicità degli amici con lo sguardo. E comunque il livello è quello.
PAOLINI LIBERO! –
DISCORSI A PERA – Per quanto riguarda il dicastero alla giustizia, sta circolando il nome di Marcello Pera. Sarei felice se questa fosse la scelta finale del presidente del consiglio in pectore Silvio Berlusconi (tessera P2 n. 1816), in fondo ci vorrebbe nell’esecutivo uno che si è sempre schierato dalla parte di Mani Pulite fin da tempi non sospetti Ecco cosa scriveva l’ex presidente del Senato tra il 1992 e il 1993 nei suoi editoriali su
MADRE MARIA – Amanda Knox, la ragazza implicata nel delitto di Perugia, quello della studentessa inglese, starebbe cantando da giorni, e in modo ossessivo, “Let it be”. Così riportano le cronache dal carcere dove la ragazza nord-americana si trova imprigionata. Le cronache dicono anche che alla base di questa scelta ci sarebbe il testo della canzone scritta e interpretata dai Beatles, notoriamente di carattere mistico. Infatti la “Mother Mary” descritta da Lennon e Mc Cartney nient’altro sarebbe che una suora che dispensa “parole di saggezza”. Già, saggezza con il filtro, si suppone.
MASTELLEIDE - Questo roba, presumibilmente un articolo tratto da chissà quale giornale, me l'ha mandata un amico via e-mail. Non so dove l'abbia presa, potrei fare una ricerca su di un motore di ricerca per scoprire l'arcano ma ho troppo sonno, comunque è interessante e molto istruttivo. La firma è di Mauro Montanari.
Il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più.
Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati hanno, si chiama Udeur. L'Udeur, in quanto partito votato dall'1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico.
Si chiama "Il Campanile", con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa 5.000 copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano il collega Marco Lillo dell'Espresso, che ha fatto un'inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un'altro nei pressi di Largo Arenula. Dice ad esempio il primo: "Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!". A che serve allora - direte voi - un giornale come quello? Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa.
Ogni anno Il Campanile incassa 1.331.000 euro. E che farà di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro?
Insisterete ancora voi. Che farà? Anzitutto l'editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40.000 euro all'anno. Sapete con chi? Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all'Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete! Che c'entra? Se è bravo! Non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche.
Ma andiamo avanti. Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98.000 euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell'ordine.
Tra l'altro, Elio Mastella è appassionato di voli. Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di F1 di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull'aereo di Stato? L'esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva!
Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile? Gli ultimi biglietti d'aereo (con allegato soggiorno) l'editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell'Udeur. Siamo nell'aprile del 2006. Da allora - assicura l'editore - non ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile. Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l'inchiesta? Ve lo ricordate? Bene, proprio lui!
Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine. Infatti Il Campanile ha speso 141.000 euro per rappresentanza e 22.000 euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti. Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta.
Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne(4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per 2.000 euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico. Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l'angolo della villa del Ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell'ubiquità.
La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l'Inail, e a quanto è stata affittata all'editore, Clemente Mastella. Chi l'ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d'assalto: Pellegrino ed Elio Mastella .
CARUSO COME PERTINI, PRATICAMENTE FRATELLI - Da qualche giorno è ripreso, a Cosenza, il processo contro i 13 attivisti della Rete Meridionale del Sud Ribelle, accusati di eversione in riferimento ai fatti del G8 di Genova. Tra gli imputati, il deputato ex Rifondazione Comunista Francesco Caruso, beccato nei pressi di un furgone che trasportava mazze e bastoni usati per protestare pacificamente contro i potenti del mondo. Lui, il deputato, si è difeso non solo blaterando di "processo politico" eccetera eccetera, ma anche paragonandosi a Sandro Pertini e Giuseppe Mazzini. “Essere accusati - ha detto Caruso - di cospirazione politica, le stesse accuse che venivano rivolte a Pertini e Mazzini, sono ben altra cosa da chi viene accusato e condannato per mafia, tangenti e corruzione. Per questo entriamo in tribunale a testa alta convinti che le nostre battaglie contro le ingiustizie e le disuguaglianze sociali non possono essere fermate da un tribunale o da un p.m. e ancor meno dai suoi assurdi teoremi”. Ammazza, sembra un discorso di Mastella! E poi ve lo immaginate Caruso tra le montagne al freddo con i partigiani, oppure al confino costretto a lavorare pur di mettere assieme un pezzo di pane? Pertini lo avrebbe preso a calci in culo, poco ma sicuro.
CLEMENTE È MEGLIO DI FEFO - Lo accennava Romano Prodi un po' di tempo fa: la società non è poi tanto meglio della classe politica. Prendete Clemente Mastella: la magistratura lo indaga, assieme a sua moglie, e lui si dimettte. Bravo! Invece c'è Fefo, uno che ha partecipato in passato al Grande Fratello televisivo, incolpato di sfruttamento della prostituzione e di altre scicchezzuole: beh, lui se ne va ancora in giro per le discoteche, è stato dalle mie parti lo scorso fine settimana. Magari è innocente, non ha fatto niente, ma cosa può dire uno così ai ragazzi? Gli ripete quello che hanno intercettato i magistrati e poi spiega che è uno scherzo? E a parte questo, mi sono sempre chiesto, ma cosa fa uno del Grande Fratello quando va in giro per locali di così interessante? Comunque, tanto per tornare al discorso originario, i politici non sono tanto peggio di noi, ne sono convinto. Anche se poi penso a quello condannato a cinque anni e che festeggia con i cannoli e ho la tentazione di cambiare idea...
QUEL FENOMENO DI MASTELLA - Ho visto uno spezzone su Blob, preso da un'intervista del Tg24 a Clemente Mastella. Pochi secondi, ma molto edificanti, con l'ex ministro della difesa a dire che, per carità, lui mica è arrabbiato perché si indaga su sua moglie: i giudici, secondo lui, possono indagare su chiunque, solo che non hanno preso in considerazione che quella povera donna non ha fatto niente. Non so perché, ma mi è venuto in mente il processo di Norimberga: anche i gerarchi nazisti dicevano di essere innocenti, al massimo obbedivano a degli ordini.
CAMILLERI VS. MASTELLA - Mai letto un libro di Andrea Camilleri, lo confesso, spero solo di avere il tempo per rimediare. Ma, oggi, mi è bastato leggere L'Unità per accorgermi che anche un uomo di lettere quale è Camilleri può essere saggio tanto da risultare addirittura banale. Per questo vi propongo alcuni passi dell'intervista di Roberto Cotroneo allo scrittore siciliano, pubblicata questa mattina dal quotidiano fondato da Antonio Gramsci.
(Parliamo del) caso Mastella.
"Mastella è un errore politico di Prodi. Che ora sta scontando amaramente. Fino al giorno della formazione del governo, io avevo appreso che Mastella era in ballottaggio con Emma Bonino per andare al ministero della difesa. Ci siamo svegliati il giorno dopo e abbiamo saputo che Mastella era diventato ministro della Giustizia. Non abbiamo avuto spiegazioni su cosa sia accaduto quella notte. Ma è certo che fin dal primo momento, io personalmente, dissi: questo è un errore madornale".
In che senso?
"Mastella era il meno indicato a ricoprire l'incarico di ministro della Giustizia. Intendiamoci: non è detto che doveva andarci un giacobino. Sarebbe stato un errore si pari importanza. Ma al ministero della giustizia bastano persone di buon senso. Non dico di mettere Francesco Saverio Borrelli. Ma una persona meno coinvolta di Mastella in quella che è la concezione della politica come merce e come potere. Noi ci aspettavamo un governo specchiato e adamantino. Mastella non è quella persona. Noi sappiamo che Mastella è un uomo che ama trattare".
E adesso cosa si fa?
"Adesso assistiamo alle conseguenze. Ieri Berlusconi, cupamente, con il foularino al collo, ha detto: dobbiamo tornare subito a votare per una sostanziale riforma della giustizia. E tutti sappiamo cosa significa, per lui, la riforma della giustizia".
IO VORREI - Vorrei un Paese dove nessuno si scandalizzi se un potente è indagato dalla magistratura. Vorrei un Paese nel quale gli avversari politici non solidarizzino tra loro come fossero parte di una casta. Vorrei un Paese con un potere giudiziario davvero indipendente da quello esecutivo. Vorrei un Paese senza telegiornali che passano il loro tempo a disegnare ritratti apologetici di personaggi indagati per reati vari. Vorrei un Paese all'interno del quale una persona sospettata di aver commesso un atto contrario alle leggi dello Stato non si difenda dicendo "ce l'hanno con me perché sono cattolica". Insomma, vorrei un Paese senza famiglie Mastella.
LA CLASS ACTION SECONDO MONTEZ
Per Luca Cordero di Montezemolo, la class action introdotta dal governo Prodi (e favorita da un peone di Forza Italia...) sarebbe una iattura. Perché contro il mercato, perché favorirebbe la fuga delle aziende dal nostro Paese. Quindi denunciare qualcuno che ha agito contro la legge e si è schierato contro i consumatori (leggasi Parmalat e bond argentini) equivarrebbe a schierarsi contro il mercato. Il presidente di Confindustria dovrebbe poi spiegarci il motivo per il quale negli Usa, ovvero la massima espressione del capitalismo assieme alla Cina, c'è la class action e lì le aziende non scappano via. Io glielo avrei chiesto, i giornalisti che stanno attaccati alle sue sottane, invece, non l'hanno fatto.
CHI ALIMENTA IL RAZZISMO?
Non penso che l'Italia sia un Paese razzista, non più di tanto almeno, ma credo lo stia per diventare. Se il popolo rumeno è diventato il nemico pubblico numero uno dell'italiano medio, se i fascisti organizzano pogrom e le loro organizzazioni rialzano la testa ci deve essere qualcosa che non va, significa che il nostro Paese sta cambiando. Ma chi è che alimenta il razzismo? Forza Nuova e i naziskin, certo, ma se certi soggetti esistono la colpa è anche, oserei dire soprattutto se non esclusivamente, dei cosiddetti progressisti. Mai letto i commenti di Asor Rosa, il filosofo palindromo? Lui vive in una lussuosa villa in Toscana e non sa cosa accade nelle periferie delle città, dove sindaci tolleranti hanno emarginato intere famiglie in baracche senza igiene, dove disperati di ogni etnia si arrangiano con furti, scippi, violenze di ogni genere. Asor Rosa non ha mai avuto a che fare con gente del genere ma spara sentenze come se fosse un padreterno, infischiandosene della parola sicurezza, tanto raggiungere la sua villa è complicato, e poi chissà di quanti allarmi sofisticati sarà dotata. Per lui, e per quelli come lui, gli indifesi sono i potenziali violenti, non coloro che la violenza la subiscono davvero, cioè gli anziani e le donne. Intanto la mafia assolda i disperati, li usa per vendere merce contraffatta e droga, raccogliere ortaggi in cambio di qualche centesimo, arricchire il mercato della prostituzione. Tutto questo significa dare la stura agli xenofobi, tutto questo significa condannare all'emarginazione perpetua chi arriva da lontano in cerca di un futuro migliore, tutto questo significa non accogliere ma condannare tanti uomini e donne a un domani senza alcuna certezza. Allora perché scandalizzarsi di fronte all'espulsione di qualche delinquente, perché fare spallucce se qualcuno propone di non accettare sul nostro suolo gente che non potrà mai condurre un'esistenza dignitosa? Tutto queste cose le chiedo alla mia parte politica, la sinistra radicale, sperando che non rispondano con altri argomenti, come hanno fatto finora.
VALORI E FUTURO, SOPRATTUTTO VALORI
Etica, onestà, moralità: sono questi le priorità fondanti di "Valori e Futuro", movimento d'opinione, ma probabile prossimo partito politico, presieduto da Emanuele Filiberto di Savoia. Il suo simbolo è costituito da un nodo Savoia su sfondo blu, "il colore della trasparenza e del rigore morale". Diciamo la verità: un soggetto che si fondasse su certi valori mancava nel nostro Paese, da sempre scosso dalla corruzione e dalla mala politica. Ben venga, quindi, il principino, a patto che si cerchi dei collaboratori un po' più puliti: Mariano Turrisi, che fino a pochi mesi fa è stato il suo vice in "Valori e Futuro", è stato arrestato con l'accusa di essere un truffatore legato a un clan mafioso italo-canadese. Può sempre essere un errore certo, peccato che Turrisi sia già stato arrestato diverse volte negli Usa per traffico di droga, uso di documenti e valuta contraffatti. In compenso, il Savoia ha dimostrato di essere un politico pefetto: ecco alcune perle tratte da una intervista firmata da Claudio Gatti, pubblicata ieri da Il Sole-24 Ore:
- Fino a pochi mesi fa al vertice di Valori e Futuro c'era un tale Mariano Turrisi, che lei aveva scelto come suo unico vicepresidente. Perché?
- Sinceramente era una persona che mi ha fatto vedere nel suo progetto qualcosa che potevo condividere.
- Il progetto imprenditoriale?
- Il progetto imprenditoriale.
- Ma lei stava facendo un movimento politico, che c'entra un progetto imprenditoriale?
- No, non era un progetto imprenditoriale... il progetto del Made in Italy Group era il progetto del lancio di tutto quello fatto in Italia, della salvaguardia di ciò che è italiano... Quando noi siamo passati da associazione a movimento si è venduto molto bene. È una persona intelligente e mi ha promesso sponsorizzazioni del movimento da imprenditori amici suoi.
- Quindi lo ha fatto vicepresidente perché le ha offerto dei soldi?
- No, non era così.
- Come no? Ha parlato di sponsorizzazione del movimento.
- Lui si occupava, diciamo, di una parte del finanziamento, della ricerca degli sponsor. Poi aveva comunque qualche buon aggancio per tutto quello che era il sud Italia. Poi aveva l'idea degli italiani del mondo. Aveva associazioni sue in Australia.
Due considerazioni finali. Uno: vi rendete conto che abbiamo cambiato la Costituzione per far rientrare nel nostro Paese una famiglia di delinquenti? Due: per fortuna esistono ancora giornalisti che non si limitano a porgere il microfono.
TRANI: IL MUCCHIO RITIRATO DALLE EDICOLE/2
Come già sapete, la nostra rivista è stata ritirata da tutta la provincia di Trani. Non è stato il Pretore (come precedentemente informato, giacché il Pretore non esiste più nell'assetto giurisdizionale italiano), ma un PM zelante: "Vilipendio a persona, cioè a un ministro di culto” (art. 503). Così, la Guardia di Finanza per una mattina ha lasciato perdere evasori e malviventi per girarsi mezza Puglia alla ricerca del Mucchio. Inquisiti anche Max Stèfani e Massimo Del Papa. E qui non si capisce bene il perché, visto che l'oggetto in questione è la copertina e non il contenuto del giornale. Ci sarebbe da ridere se non fossero cose serie.
Eppur noi ci chiediamo: per il vilipendio di quale religione? La vaticana o la veltroniana? Dato che la copertina è double face, si può leggere in due sensi: “il Papa è cattivo e vince sempre”, oppure “Veltroni non ce la fai, siamo scaltri e non ce la beviamo”. Se la notizia è rimbalzata sulla “rete” il giorno stesso, non altrettanto è successo con gli altri mezzi d'informazione (Tv e carta stampata). “Indexing”. Dice niente questa parola? Si pubblicano solo notizie che portano acqua al proprio mulino. Tutti sempre pronti a gridare alla "libertà di stampa", ma se si tratta di Santoro, Biagi etc. Per dei pezzenti come noi, che per di più sollevano qualche dubbio su sua maestà Veltroni, non ne vale la pena.
E le associazioni che dovrebbero proteggerci? Editori? Ordine dei Giornalisti? Nulla da dire? Toc toc? State giocando a carte? Un danno non enorme, ma sicuramente foriero di guai. Un po' “stanchini”, inoltre, di vagolare a predicar per scuole e paesi il rispetto della legalità, la democrazia, la magistratura, le istituzioni democratiche in un Paese dove nessuno, a partire dai PM, sembra più sapere cosa stia accadendo.
Da www.ilmucchio.it
IL SARDO E IL NEGRO
Il tribunale tedesco che riduce la pena a un cittadino nato in Sardegna reo di violenza sessuale mi ha fatto tornare in mente un episodio, realmente avvenuto, descritto da Gian Antonio Stella in un suo vecchio libro, del quale non ricordo il titolo. Ebbene, in una città nord-americana degli anni '20, un afroamericano era stato condannato a morte dopo essere stato beccato a fare l'amore con una donna italiana. Cosa vietatissima all’epoca, perché la società di quel tempo stava ben attenta a non mischiare le razze. Il suo difensore, per salvarlo dalla pena capitale, chiese alla giuria di riflettere su di un fatto oggettivo: è vero, il negro aveva fatto l'amore con una bianca, ma si trattava di un'italiana, quindi bianca sì, ma di livello inferiore. L'avvocato fu talmente convincente che l'uomo si salvò. Passano gli anni ma i pregiudizi razziali non muoiono mai: se, nel 2007, un sardo è un essere tribale e inferiore per un giudice tedesco, è evidente che la società occidentale è impazzita del tutto.
MA A COSA SERVE L'AUTOVELOX?
Stamattina, al Gr, ho sentito che è stata annullata una multa a un automobilista, originariamente comminata per eccessiva velocità, perché lungo la strada di percorrenza mancava la segnalazione dell'autovelox. Va bene, si tratterà di un sofisma giuridico, non lo metto in dubbio, ma c'era uno che andava troppo veloce o no? E soprattutto: a cosa diavolo serve l'autovelox se devono segnalarlo per legge? È come se uno mettesse davanti casa un cartello all'attenzione dei ladri segnalando se dentro c'è qualcuno oppure no.
COME TIRA IL PIL!
Non troveremo mai un fine per una nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico nell'ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare (...) i successi del Paese sulla base del Prodotto nazionale lordo (Pil). Il Pil comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana. Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle (...). Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari (...). Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago (...). Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali né dell'equità dei rapporti tra noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra conoscenza né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Robert Kennedy, 18 marzo 1968.
Capito perché lo hanno ammazzato?
I LAVAVETRI E LA DOPPIA MORALE DELLA SINISTRA
Ponete il caso che veniate a conoscenza di un'attività illegale, basata su racket, minacce, sfruttamento del lavoro nero, riduzione a schiavitù. Una persona normale come minimo si indignerebbe, un'altra dotata di particolare senso civico finirebbe con il chiedere l'intervento della magistratura. Si dà il caso che una situazione simile si verifica con i cosiddetti lavavetri, che tanto di moda stanno andando in questi giorni dopo l'ormai nota ordinanza emanata del sindaco di Firenze. Lasciamo perdere se queste persone diano fastidio agli automobilisti o no, la questione è (quasi) irrilevante, e concentriamoci sugli aspetti di cui sopra: bene, c'è qualcuno disposto ad affermare che il loro lavoro sia legale dal punto di vista giuridico, che dietro non ci sia un racket mafioso che sfocia nella riduzione a schiavitù? Data per assodata la risposta, mi chiedo il motivo per il quale i vertici del partito per il quale voto, Rifondazione Comunista, facciano gli gnorri. Perché dobbiamo continuare a esercitare in modo ipocrita e pericoloso una doppia morale, per la quale la legalità esiste ma esistono anche delle deroghe?
LA COERENZA DI SILVIO
Silvio Berlusconi (tessera P2 n. 1816) ha dichiarato che, sulla richiesta di ordinanza avanzata dal Gip Forleo, lui e il suo gruppo si schiereranno per il no. "Noi - ha spiegato il leader di Forza Italia - abbiamo dei principi che restano fermi, che sono sempre quelli, indipendentemente dalle persone che sono coinvolte". Sarà un caso che, oltre a Fassino e D'Alema, nelle intercettazioni siano coinvolti anche i forzisti Grillo, Cicu e Comincioli?